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Aspettando la fase finale

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STEFANO BUSSA

Un avvocato vi contatta e vi informa che una zia deceduta, di cui non sapevate niente, vi lascia tutto. Partite per il luogo dove viveva, una foresta remota dall’altra parte del mondo. Inserite nel racconto: un uomo che parla una lingua incomprensibile, un animale mai visto prima e un sasso.

 

“Da un lato ho la mia disoccupazione perpetua, qualche debito, un affitto che non riesco a pagare e mia madre che mi assilla. Dall’altro ho l’Africa, la bella casa di mia zia, un futuro grandioso. Vieni con me?”.

“No!”, rispose Marina.

“Te ne pentirai, tornerò ricco”.

Così partii solo, per andare a prendere possesso della mia eredità.  Non sapevo però che esistevano due posti con lo stesso nome, Rich. Quello dove pensavo di andare era bellissimo, sul mare. L’altro, dove si trovava la mia casa, 900 km nell’entroterra.
Arrivarci non fu facile, un volo interno in elicottero e 6 ore con una Jeep senza sportelli su un tappeto di sassi durissimi. Arrivai completamente bianco di polvere con le ossa rotte.
La casa comunque non era male, stile coloniale e veranda, davanti a una foresta. Costruita nell’800 per gli avvistamenti del bestiame. Nei dintorni non si vedeva alcun segno di vita umana.
Dalla veranda uscì un uomo con un perizoma che disse alcune parole incomprensibili. L’autista voleva ripartire ma gli dissi di aspettare, mi spiegò che l’altro era il custode, unico abitante della casa.
Girando intorno all’edificio mi ritrovai davanti a un rettile sconosciuto lungo 1 metro. Feci un urlo e scappai verso la Jeep. Passai tutto il viaggio di ritorno a cercare le parole per farmi perdonare da Marina.