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Aspettando la fase finale

Puntate integrali

MARIA ISABELLA PIANA

Avete commesso un crimine, cercate di giustificarvi. Nel racconto ci devono essere un calciatore e un carillon, è il 1 gennaio.

LA VITA E' UN GIOCO

Vade retro!
Quante volte ho sentito questa frase e da quante persone, anche se non in questi termini, dai tempi dei tempi e dall’origine del mondo. Io che esisto ab initio e che continuerò ad esistere per l’eternità. Sono un giocatore di scacchi e vinco sempre, o quasi, le mie partite, anche se i miei avversari si battono con ogni mezzo. Come quel giocatore famoso, forte e sano, che feci cadere proprio sul campo nell’attimo della vittoria. Solo una volta la mia fede vacillò, la serie infinita di secoli e millenni mi pesò sulle spalle scheletriche e fui sul punto di cedere. Ada, nomen omen, mi ricordava il mio luogo di nascita, l’Ade, mi affascinò subito. Sdraiata fra i cuscini, leggeva una rivista di scacchi e muoveva le mani diafane alle note del Requiem di un carillon. Nella stanza un odore vecchio di medicinali. Per la prima volta, giocando con lei, non volevo vincere, ma fu proprio lei a tendermi le braccia, a stringermi al collo e io non resistetti e la presi in braccio e la portai via. Era l’ultimo dell’anno, l’ultimo di una lunga serie di capodanni che la vedevano inchiodata a quel letto. Le luci intermittenti dei fuochi d’artificio coloravano le lacrime sul mio volto ossuto. Non mi perdonerò mai. Ma l’avevo uccisa perché mi ero innamorato di lei.