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Parchi Nazionali
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Emergenza rifiuti

Secondo gli ultimi dati disponibili registrati dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), tra il 2000 e il 2006 la produzione di rifiuti urbani nel nostro Paese è aumentata di oltre 3,5 milioni di tonnellate, corrispondenti ad una crescita del 12,3 percento circa. Non solo: dal 2004 in poi, l’Ispra registra anche un “incremento più sostenuto della produzione dei rifiuti urbani rispetto al Pil e alle spese delle famiglie. Il prodotto interno lordo è cresciuto infatti, tra il 2003 e il 2006, del 3,2 percento circa e le spese delle famiglie del 2,9 circa a fronte di un incremento della produzione dei rifiuti urbani del 8,3 percento” (Ispra - Rapporto sui rifiuti 2007). Tali dati, anche se si riferiscono solo all’Italia, evidenziano l’impatto crescente che la società dei consumi ha sull’ambiente e sottolineano la necessità di interventi concreti (nazionali e non solo) che modifichino radicalmente la progettazione dei prodotti e i loro cicli di produzione e promuovano nuove politiche di gestione dei rifiuti e consumi sostenibili.

La soluzione adottata più frequentemente per risolvere l’accumulo dei rifiuti è l’avviamento alla discarica o, in quantità minore, la distruzione tramite incenerimento. Oggi tuttavia, di fronte a risorse naturali sempre più limitate, secondo gli scienziati non è più possibile sostenere politiche che si limitino allo smaltimento semplice. È preferibile invece individuare soluzioni innovative che possano ridurre la quantità di rifiuti all’origine e mettere in atto forme di raccolta finalizzate al recupero e al riciclaggio dei materiali.

A questo proposito, l’Unione europea ha messo a punto una serie di direttive che sono state recepite dal nostro Paese e che intendono promuovere una logica di “gestione integrata dei rifiuti”. L’obiettivo è definire una serie di operazioni, fra loro logicamente coordinate, che possano garantire una corretta gestione del rifiuto, organizzandone nel miglior modo possibile l’intero ciclo di vita: raccolta, trasporto, trattamento (riciclaggio o smaltimento) ed eventuale riutilizzo dei materiali di scarto, smaltimento finale. Gli obiettivi ispiratori di questo politica sono, da una parte, prevenire la formazione dei rifiuti e ridurne la pericolosità, dall’altra introdurre politiche adeguate di riuso e riciclaggio dei materiali.

La prevenzione all’origine del ciclo di vita del rifiuto. L’Unione europea ho introdotto l'obbligo, per gli Stati membri, di elaborare programmi volti a prevenire la produzione di rifiuti. Il risultato è stato la definizione di un insieme di politiche che disincentivano, penalizzano economicamente o addirittura vietano la produzione di materiali e manufatti a ciclo di vita molto breve e destinati a diventare rifiuti senza possibilità di riuso. Per il nostro Paese, l’art. 180 del Decreto Legislativo 152 del 2006 (che costituisce la legge quadro di riferimento in materia di rifiuti) individua come politiche prioritarie in materia di prevenzione “la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, l'uso di sistemi di qualità, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell'impatto di uno specifico prodotto sull'ambiente durante l'intero ciclo di vita”; e ancora: “la previsione di clausole di gare d'appalto che valorizzino le capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti” e “la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d'intesa anche sperimentali finalizzati, con effetti migliorativi, alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti”.

Il riciclaggio del rifiuto secco. Al fine di reintrodurre i rifiuti nel ciclo economico e minimizzarne l'impatto ambientale, l’Unione europea prevede inoltre di incoraggiare il settore del riciclaggio. Il riciclaggio si riferisce a tutte quelle strategie organizzative e tecnologiche messe a punto per riutilizzare come materie prime materiali di scarto altrimenti destinati allo smaltimento in discarica o alla distruzione. Possono essere destinati al riciclo i prodotti che appartengono alla “frazione secca” dei rifiuti costituita da materie prime, semilavorati o materie di scarto derivanti da processi di lavorazione.

Affinché sia possibile procedere al riciclaggio è necessario che il bene di partenza:

  1. sia realizzato con materia biodegradabile, perché questo agevolerà lo smaltimento "naturale" del prodotto;
  2. sia realizzato con materiale riciclabile (vetro, carta, legno, tessuti, metallo o polimeri selezionati) e non con materiali compositi (non presenti in natura e impossibili da riciclare) 
  3. sia smaltito in contenitori per la raccolta differenziata, che consentono di separare i materiali all’origine e ridurre i costi di trattamento.

Il compostaggio del rifiuto umido. Non può essere destinata al riciclaggio invece quella componente dei rifiuti che appartiene alla frazione umida o organica (un misto di materie organiche composto da scarti di cucina, residui di potatura, letame, liquame o rifiuti del giardinaggio). In questo caso i rifiuti vengono destinati al compostaggio, cioè sottoposti ad un particolare trattamento biologico che attraverso processi di bio-ossidazione trasformano lo scarto organico in concime. Apparentemente simile al compostaggio è il Trattamento Meccanico-Biologico (TMB), che si avvale di tecniche similari ma destinate al recupero di materiale riciclabile a partire da rifiuti indifferenziati (il compostaggio invece tratta esclusivamente l'umido che proviene da raccolta differenziata).

Il riuso o reimpiego del rifiuto. Altro sistema efficace per gestire i rifiuti che provengono dalla raccolta differenziata è il loro riuso o “reimpiego”: terminato l'utilizzo di un bene infatti, dopo un semplice processo di pulizia, è possibile reinserirlo sul mercato senza che i materiali di cui è composto subiscano ulteriori trasformazioni. Esempi di beni destinati al reimpiego sono le bottiglie in vetro, i contenitori in plastica, il vestiario. I vantaggi del riuso sono evidenti: si allunga il ciclo di vita di un bene in accordo con un uso più sostenibile delle risorse; diminuisce il flusso dei rifiuti destinati a smaltimento finale rimettendo sul mercato un bene già usato; si riduce il consumo di materie prime per la produzione di un bene nuovo.

Il trattamento dei rifiuti non differenziati. Ancora oggi, a dispetto delle indicazioni dell’Unione europea, la larga maggioranza dei rifiuti nel nostro Paese viene raccolta in modo non differenziato. Secondo gli ultimi dati Ispra infatti, nel 2006 la raccolta differenziata in Italia non superava il 26 percento della produzione totale dei rifiuti urbani. Tale valore, sebbene in crescita rispetto ai dati precedenti, risulta ancora lontano dall’obiettivo fissato dalla legge 296 del 2006 per l’anno 2009 (50 percento della produzione totale) e per l’anno 2011 (60 percento). Nel caso della raccolta non differenziata i costi da affrontare per lo smaltimento sono più alti.

I rifiuti infatti sono più difficili da smaltire e a seconda delle necessità vengono sottoposti a diversi tipi di trattamento:

  • trattamento a freddo: questo procedimento intende recuperare dai rifiuti una parte di materiali riciclabili, ridurre il volume del materiale in vista dello smaltimento finale e stabilizzare i rifiuti in modo da minimizzare la formazione di gas di decomposizione e percolato. Il principale tipo di trattamento a freddo è il Trattamento Meccanico-Biologico (TMB) che separa la frazione organica dai materiali riciclabili; 
  • trattamento a caldo o termico: tale trattamento può avvenire per incenerimento (combustione) o per dissociazione molecolare attraverso pirolisi o gassificazione. L’incenerimento permette di ricavare energia attraverso forni inceneritori che bruciano i rifiuti indifferenziati: l'energia termica dei fumi viene usata per produrre vapore acqueo che, tramite una turbina, genera energia elettrica. Tale energia è tuttavia minima a confronto con l'energia che si può risparmiare mediante il riciclaggio. La combustione dei rifiuti non è di per sé contrapposta o alternativa alla raccolta differenziata finalizzata al riciclo ma ne può costituire il passo finale al termine della catena di smaltimento. La dissociazione molecolare tramite pirolisi o gassificazione è un trattamento termico che, attraverso un processo di riscaldamento a temperature variabili (senza combustione), trasforma la materia organica in materia gassosa. - conferimento diretto in discarica: a prescindere dal trattamento previsto, tutti gli scarti dei processi appena descritti sono destinati alla discarica, che accoglie i residui del sistema integrato di gestione dei rifiuti e costituisce così l’anello finale dell’intera catena di smaltimento. Il principale problema delle discariche è la produzione di percolato e l'emissione di gas maleodoranti.

Di fronte a questo scenario è evidente come in materia di rifiuti, ciascuno di noi possa dare un contributo importante. Ad esempio, indirizzando i propri consumi verso prodotti che inquinano meno e che, soprattutto, sono più facilmente riutilizzabili, riciclabili o realizzati a partire da materiale riciclato; e impegnandoci in prima persona ad adoperare i contenitori per la raccolta differenziata.

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