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Parchi Nazionali
Un patrimonio dal valore inestimabile non solo per flora e fauna, ma anche per architettura, arte, tradizioni popolari, artigianato ed enogastronomia. Uno strumento fondamentale per la tutela, la conservazione e la promozione del nostro paese. Impara a conoscere l’Italia più bella

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Aree Marine Protette
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Stili di vita ecocompatibili
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Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

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    • Regioni: Abruzzo, Lazio, Molise
    • Province: L'Aquila, Frosinone, Isernia
    • Comuni: 23
    • Estensione: 49.680 ettari
    • Istituzione: R.D.L. 11/01/23, n. 257; D.P.R. 10/01/90; D.P.C.M. 26/11/93; D.P.R 24/01/2000
    • Ente gestore: Ente Parco Nazionale dell'Abruzzo, Lazio e Molise

    Secondo solo al Parco Nazionale del Gran Paradiso per anzianità, fa parte del gruppo dei cosiddetti "parchi storici" e come per molti di essi deve la sua nascita ad originarie riserve di caccia. Il territorio del parco è costituito principalmente da catene montuose la cui altitudine varia dai 450 agli oltre 2mila metri. Le montagne alternano vette tondeggianti a pendii dirupati. Il territorio è stato modellato dai fenomeni del glacialismo e del carsismo.

    Oltre che nella Regione da cui originariamente prendeva il nome, il territorio del parco si estende anche nel Lazio e nel Molise. Insieme alle catene montuose, caratteristici del parco sono i corsi d’acqua (sia superficiali che sotterranei). Proprio nel parco nasce il fiume Sangro, che si arricchisce di numerosi torrenti man mano che scende a valle; per scopi idroelettrici sono stati creati i due laghi artificiali di Barrea (sul Sangro) e di Grottacampanaro nella Val di Comino.

    Il solo lago naturale del parco è il Lago Vivo, che si alimenta con sorgenti sotterranee e con acque di scioglimento delle nevi. I monti del parco portano le tracce di uno sfruttamento agro-silvo-pastorale durato secoli: fino a 50 anni fa qui si allevavano pecore, che in autunno venivano trasferite, con la famosa "transumanza", in Puglia.

    Oggi la pastorizia sta cedendo il passo al turismo, principale risorsa economica. Dopo anni di sfruttamento indiscriminato, le foreste del parco ora sono sottoposte a tutela anche grazie ad un’opera di “zonizzazione” del territorio, che ha permesso di integrare armonicamente conservazione e sviluppo.

    L'area del parco è suddivisa in quattro zone:

    • Zona A - riserva integrale. Il territorio è integro e merita conservazione assoluta, con divieto di effettuare qualsiasi alterazione dell'ambiente. L'accesso dei visitatori è consentito solo a piedi, lungo itinerari obbligatori prefissati, preferibilmente con l'ausilio di guardie o guide del parco. La ricerca scientifica e l'osservazione naturalistica sono ammesse solo su autorizzazione.
    • Zona B - riserva generale. Il territorio è ben conservato, con segni della secolare presenza umana. È possibile svolgere attività economiche tradizionali – pastorizia e agricoltura – sotto il controllo del parco, con talune limitazioni se necessario. Le opere e le strutture esistenti possono essere mantenute e restaurate. Non è consentito realizzare nuove iniziative senza l’autorizzazione del parco. L'accesso ai visitatori è consentito: a piedi o su cavalcatura, lungo itinerari preferenziali segnalati ma liberi; con mezzi motorizzati, pubblici e privati, esclusivamente lungo la rete stradale stabilita dall'autorità del parco e, nel caso di strade di penetrazione nel cuore del parco, eventualmente con pagamento di un apposito pedaggio; con mezzi di servizio per esigenze di lavoro.
    • Zona C – protezione. Il territorio è antropizzato, con caratteristiche di ambiente seminaturale che meritano di essere mantenute. Le attività economiche tradizionali – agrosilvo e pastorali - possono essere promosse, riconvertite, potenziate sulla base di speciali piani zonali, nel rispetto degli usi e delle consuetudini in atto. Sono ammesse le sole opere e trasformazioni dell'ambiente relative a progetti di miglioramento e ripristino anche su iniziativa di altri Enti, purché dietro approvazione e controllo del parco. L'accesso dei visitatori è libero.
    • Zona D – sviluppo. Il territorio è largamente antropizzato ed è destinato alle esigenze delle collettività locali e alla fruizione dei visitatori del parco, in armonia con lo sviluppo e la rivitalizzazione degli insediamenti preesistenti. All’interno di questa zona sono centri abitati, infrastrutture ricettive e le attrezzature organizzative e di servizio del parco.

    La caratteristica più importante della vegetazione dell’area è l'estensione di boschi e foreste, dove vivono anche alberi plurisecolari che in alcuni casi superano i cinquecento anni. Il territorio è ricoperto per circa due terzi da faggete dove, oltre al faggio, convivono altre specie vegetali quali l'acero napoletano, l'acero di monte, il tasso, l'agrifoglio e la betulla. Il faggio è l'albero più comune del parco e generalmente cresce tra 900 e 1.800 metri di altitudine. La forma e la grandezza dei faggi varia in base all'altitudine, all'età e alle condizioni di fertilità del suolo. L'abbondante lettiera presente in faggeta svolge un'importante azione termoregolatrice: durante l'estate mantiene umido il suolo impedendone l'essiccamento, mentre d'inverno lo protegge dal gelo. Inoltre, decomponendosi grazie all'azione di insetti e microrganismi, contribuisce ad arricchire il terreno di humus.

    A quote più basse si incontra il querceto caducifoglio, composto da cerro e roverella, a cui si uniscono l'orniello, l'acero minore e l'acero campestre. Lungo i corsi fluviali si sviluppa la vegetazione ripariale con salice bianco, carpino bianco, pioppo nero e tiglio. In particolari condizioni climatiche ed ambientali, si sono sviluppate alcune piccole formazioni di castagno e sporadici lembi di macchia mediterranea, composta in prevalenza da leccio.

    Una rarità è senz'altro il pino nero di Villetta Barrea (Pinus Nigra), una specie endemica (cioè esclusiva) di questa parte dell'Appennino localizzata in prevalenza sulle rocce dolomitiche della Camosciara e nelle località circostanti. Al limite tra la faggeta e le praterie di alta quota si sviluppa talora una fascia di vegetazione arbustiva caratterizzata dal pino mugo e dal ginepro nano. La flora erbacea del parco annovera numerose specie rare o endemiche: per la loro bellezza si ricordano la nigritella, il giglio rosso, il giglio martagone, la peonia e la genziana maggiore.

    Importantissima la presenza della rara scarpetta di Venere, un'orchidea che cresce solo in questa zona dell'Appennino e sulle Alpi, e del giaggiolo marsicano (Iris marsica), endemismo di questa area che cresce solo in alcune località e che fiorisce tra maggio e giugno. Altra peculiarità del parco è la piccola stazione di betulle (Betula pendula), localizzata a Barrea in una località chiamata Coppo Oscuro. Si tratta di una specie tipica delle epoche glaciali quaternarie, che testimonia la presenza di vegetazione fredda un tempo predominante sull'Appennino.

    Dal punto di vista faunistico il parco è un'area unica: infatti questo è il solo luogo in Italia dove sia ancora possibile incontrare tutti i grandi mammiferi che un tempo popolavano l'Appennino: l’orso bruno marsicano (sottospecie diversa - ed esclusiva - rispetto all'orso bruno europeo), il camoscio d'Abruzzo (diverso dai suoi parenti alpini e a rischio d’estinzione fino a qualche decina di anni fa), alcune decine di lupi, cervi e caprioli che l'Ente Parco ha reintrodotto negli anni '70, e altri animali più comuni come gatti selvatici, martore, faine, tassi e cinghiali.

    Completano il quadro gli uccelli, che annoverano ad esempio l’aquila reale e il rarissimo picchio di Lilford. In alta montagna è possibile incontrare gracchi corallini, fringuelli alpini, codirossi spazzacamini; nei boschi, invece, sono ghiandaie, picchi verdi e poiane. Sui laghi infine risiedono alcuni uccelli acquatici, come aironi cenerini, svassi, anatre. Moltissimi gli insetti, tra cui risaltano alcune specie rare.

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